Il Trequartista

Stagione 1,
41 MINS

Marco Pantani

12 Gennaio, 2020

Generoso, martoriato, combattente e combattuto, ferito, vincente: il ritratto di Marco Pantani è complesso come la vita che ha vissuto tra grandi vittorie e mortali sconfitte. A partire da quella del 5 giugno 1999, quando il mondo gli crollò addosso.

La firma di Giorgio

Compare e si agita in un sogno ricorrente dentro il quale Marco Pantani arranca poco prima della fine, con gli occhi da capriolo ferito e furente, da bestia presa in pieno. L’Adriatico come una striscia grigia accostata a un cielo livido, la Riviera con la sua agonia da inverno, da pentimento, da letto sfatto dopo un amore finito. Solo questo c’è nel sogno. Un’ amarezza caricata dalla rabbia; una scenografia senza gioia con il Marco sintonizzato lì, intrappolato e sconfitto, pronto a morire. E’ morto, del resto, in una camera con mobili laccati, in un albergo con asciugamani secchi, di cartone.
E’ morto lì, è morto prima, a rate nella sua casa gialla dentro un entroterra nudo dove declinava un’indignazione così acuta da annientare ogni memoria di pace;
vagheggiava vendette da ciclista con in testa immagini da folla e delirio, quando sembrava leggerissimo e libero, capace di tutto, di navigare nel sudore, in una ferocia sfogata e sana, in un piacere da doccia tiepida, da smorfia sul traguardo. Da salita come agonia e resurrezione, come morte vinta. La ruota, la gamba che rampa, il ghigno da innamorato che lotta.
Nel suo male attirava chi aveva addosso lo stesso odore. E lì, nelle stanze buie e basta, in qualche modo andava ormai a correre, trovava il suo gruppo, gregari da branco, gentaglia da borraccia pronta. Nel sogno Marco lancia un urlo, un’invocazione per nessuno.
Questo rimane, con qualcosa aggrappato, importante. L’idea di un ultimo attimo, di un filo d’aria delicato, capace di raccoglierlo, portarlo via. Una pena, la delicatezza che servirebbe al commiato. Lui, il Panta pedala nella sua stanza chiusa. Il pavimento non proprio freddo, un cuscino per appoggiare le spalle e tirare un bellissimo respiro, un’altra volata. Come da bambino, a casa, quando viene il sonno e dentro il sonno c’è il vivere tutto, assolato e pieno, da pomeriggio del sabato. Bicicletta e poi gelato, sulla Riviera, a maggio.

 

Lui, il Panta pedala nella sua stanza chiusa. Come da bambino, a casa, quando viene il sonno e dentro il sonno c’è il vivere tutto, assolato e pieno, da pomeriggio del sabato. Bicicletta e poi gelato, sulla Riviera, a maggio.

 

Note dell’episodio
  • 0:33

    5 giugno 1999

  • 5:48

    La caduta di un dio

  • 7:40

    I successi

  • 12:42

    Il lato debole

  • 14:23

    Pantani capopopolo

  • 16:04

    Pantani attacca

  • 16:39

    La vittoria del mont Ventoux

  • 20:49

    I media e Pantani

  • 23:10

    Il doping

  • 27:46

    Lasciato solo

  • 34:28

    Il vero Marco

  • 35:32

    La firma di Giorgio

  • 37:55

    Io mi ricordo

Chi è Marco Pantani

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Marco Pantani (Cesena, 13 gennaio 1970 – Rimini, 14 febbraio 2004) è stato un ciclista italiano con caratteristiche da scalatore puro. “Il Pirata” è considerato da molti il più forte scalatore di sempre, con grandi doti di fondo e di recupero oltre che di scattista, ottenne in tutto 46 vittorie in carriera risultando l’ultimo ciclista (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver realizzato l’accoppiata Giro-Tour.

 

Con Giorgio Terruzzi, Carlo Pastore. A cura di Alessio Albano.
Sound: 731 LAB
Cover art: Alby Antoniazzi
Una produzione: 731 LAB

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